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La necropoli di Tarquina e le tombe degli Aninas e del Tifone

Particolare della tomba degli Aninas

Recentemente dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO, la necropoli etrusca di Tarquinia si estende per circa settecentocinquanta ettari e comprende circa duecento sepolcri.
L'uso etrusco di decorare le camere sepolcrali non è prerogativa di Tarquinia, ma è solo qui che, grazie alle particolari caratteristiche del sottosuolo gli affreschi si sono conservati in maniera eccezionale.
La necropoli si trova appena fuori del moderno abitato della città di Tarquinia e rappresenta solo una parte dell'area destinata in origine alla sepoltura dei defunti.
Ad oggi si conoscono circa 200 sepolcri con pitture o tracce di pitture che ritroviamo esclusivamente nelle dimore funebri degli aristocratici.
Le immagini presenti sulle riproducono, intorno alla figura del defunto, scene che si riferiscono alla sua vita quotidiana, quasi a voler sottolineare, riflettendo una credenza comune a tutti i popoli antichi, la continuità della vita oltre la morte. Banchetti, danze, scene di caccia e di pesca, che trasmettono un toccante amore per la vita anche dopo la morte.
Tra le tombe più importanti si segnalano quella del Cacciatore, dei Giocolieri, della Pulcella, della Fustigazione e dei Leopardi.
Le pitture, realizzate con la tecnica dell'affresco riproducono scene di giochi, danze, banchetti, di attività quotidiane come la caccia e la pesca, oppure ritraggono le figure demoniache dell'oltretomba.
Per consentire la loro conservazione, l’ingresso delle tombe è stato protetto da porte a vetri che consentono di mantenere costante la temperatura e l’umidità all’interno degli ambienti. Tra le sepolture accessibili ai visitatori si segnalano la tomba del cacciatore, quella della fustigazione, delle Leonesse, della Caccia e della Pesca, dei Leopardi e dei Caronti.
Fino al prossimo 30 settembre è inoltre possibile visitare altre due tombe normalmente chiuse al pubblico. Si tratta della tomba degli Aninas e di quella del Tifone.
Le visite sono previste due giorni a settimana, il martedì e il giovedì. L'appuntamento è alle 11.00 davanti alla biglietteria, muniti di biglietto, che da inoltre la possibilità di visitare le altre tombe dipinte, per essere accompagnati dal personale di servizio della Soprintendenza archeologica dell’Etruria Meridionale.

Tomba degli Aninas, IV sec. a.C.

Scoperta nel 1967 la tomba Aninas deve il suo nome a una famiglia aristocratica etrusca, il cui capostipite fu Larth Anina. Composta da un’unica grande camera quadrangolare presenta, ai lati della porta, gli affreschi dei due demoni etruschi della morte: Charun, rappresentato con un martello in mano e Vanth, il principale demone femminile, alato e a seno nudo, con in mano una torcia.

Tomba del Tifone, II – I secolo a.C.

La Tomba del Tifone è una delle più grandi della necropoli di Monterozzi. Scoperta nel 1832, risale al II – I secolo a.C. quando Tarquinia è ormai un municipio di Roma. Lungo le pareti dell’ipogeo si trovano tre file di gradoni che servivano ad appoggiare sarcofagi trovati in gran numero e in parte conservati in loco. Sul robusto pilastro rettangolare al centro della sala è dipinto un gigantesco mostro alato, con viso e corpo di uomo, ma con le gambe trasformate in serpenti. Si tratta appunto della figura mitica di Tifone. Rosoni, onde marine e sagome di delfini ornano le pareti della camera sepolcrale.

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