 La vicenda dell'archivio di Giorgio Vasari si arricchisce di un nuovo elemento: i carabinieri rendono noto di aver proceduto, il 20 marzo scorso, su delega della procura della Repubblica di Roma, al sequestro preventivo dell'archivio nella casa-museo in cui si trova. L'autorità giudiziaria ha emesso il provvedimento poiché dalle indagini sono emersi "gravi indizi di reità per tentata truffa aggravata ai danni dello Stato, a carico di ignoti". Si aggiunge così un nuovo capitolo alla storia del "libro dei ricordi" del Vasari, la cui vendita per 150 milioni di euro a una società russa, la Ross Engeenering, aveva provocato accese polemiche.
L' archivio, dichiarato nel 1990 di notevole interesse storico dalla soprintendenza archivistica della Toscana e vincolato al luogo di custodia, è composto da registri, documenti autografi e corrispondenza intrattenuta da Giorgio Vasari, nato ad Arezzo nel 1511 e morto a Firenze nel 1574, con noti artisti rinascimentali, tra cui Michelangelo Buonarroti. A quanto si apprende, il provvedimento del sequestro è stato notificato al custode di Casa Vasari.
Per il legale della famiglia Festari, erede del preziosissimo archivio, si tratta "probabilmente di un tentativo disperato di bloccare la vendita". "Ma le Carte Vasari - ha aggiunto - sono già state vendute". Così l'avvocato Guido Cosulich ha commenta la notizia dell'avvenuto sequestro, da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico, dell'intera collezione di documenti. "Il reato iscritto nell'atto - ha detto l'avvocato - ovvero truffa aggravata ai danni dello Stato, potrebbe essere stato formulato per un ipotetico 'gioco al rialzo' effettuato dalla famiglia Festari nei confronti del ministero. Ma è una tesi assurda, nessuno poteva pensare che il ministero potesse pagare l'Archivio 150 milioni di euro".
Cosulich, che come il suo collega Alberto Marchetti si è detto "totalmente all'oscuro del provvedimento", ha poi affermato di non sapere a chi sia stato notificato: "I Festari sono ancora proprietari dell'Archivio - ha detto - perché formalmente è necessario aspettare i 180 giorni durante i quali il ministero può esercitare il diritto di prelazione. Ma il termine scade tra due giorni e poi, in sostanza, i proprietari sono già i russi della Ross Engineering. C'è un contratto già depositato e ci sono fideiussioni bancarie che assicurano alla Ross Engineering la proprietà dell'Archivio".
Soddisfazione per il provvedimento è stata espressa dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, secondo cui il sequestro "conferma la fondatezza delle perplessità espresse in più occasioni sull'acquisto della collezione Vasari". Dal ministero ricordano inoltre che era stato proprio il ministro, nell'immediatezza della vicenda, a disporre la trasmissione degli atti al comando dei Carabinieri.
Sulla vicenda è intervenuto anche Walter Veltroni, che l'anno scorso, dopo una visita ad Arezzo, aveva presentato un'interpellanza parlamentare al ministro Bondi. "Il sequestro dell'archivio Vasari di cui oggi viene data notizia è importante", ha dichiarato in una nota. "Mi sembra una conferma delle molte perplessità che circondano questa vendita su cui ho voluto accendere un faro lo scorso anno recandomi ad Arezzo presso l'archivio, informando poi telefonicamente della vicenda il ministro Maroni e successivamente con una interpellanza urgente al ministro Bondi lo scorso novembre". Ora, ha concluso, "spero che presto si possa fare definitiva chiarezza su questa vendita dai contorni anomali che riguarda una tra le raccolte di documenti più importanti della storia dell'arte italiana del Cinquecento".
Fonte: La Repubblica Indietro |