Il Castello di Madrignano in notturna

“Un bel recupero di un bene che sembrava destinato al crollo, una bella sinergia tra istituzioni. Questo luogo può essere definito come simbolo di un’Italia meno nota, ma ricca di bellezze straordinarie”. Lo ha detto il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini all’inaugurazione del castello di Madrignano, nel comune di Calice al Cornoviglio alla Spezia, lunedì 24 novembre.

I restauri, progettati dagli architetti Michele Cogorno e Mauro Moriconi della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Genova e delle Provincie di Imperia, la Spezia e Savona, per uno stanziamento di circa tre milioni di euro, sono stati realizzati da Cooperativa Archeologia. Accanto all’obiettivo imprescindibile del restauro conservativo si sono poste le basi, fin dall’inizio, del programma di gestione del bene. Il progetto prevede pertanto la riconversione della parte più adattabile del monumento a funzione amministrativa: il primo piano. Il piano terra sarà invece destinato ad una funzione museale, accogliendo il Centro culturale e museale degli “antichi liguri”.

Il Castrum Madrignani, attestato dal 1164, fu fortificazione e sede dei Malaspina fino al XVIII sec. e fu riconosciuto l’interesse culturale già dal 1911. Acquisito dal comune nel 1969, il monumento con i due torrioni fronteggianti la Val di Vara, risulta di notevole importanza, sia per il valore architettonico e storico, sia per la sua straordinaria posizione, da cui si gode un panorama eccezionale che abbraccia l’arco tirrenico, fino all’Arcipelago Toscano, e parte dell’Appennino Ligure.

I lavori hanno riguardato le opere di restauro, consolidamento e adeguamento sismico di un monumento che era allo stato di rudere (cinta muraria, torri, interni e corte). L’inaccessibilità del sito ha determinato un ulteriore livello di complessità. Ciò ha comportato la difficile messa in opera di una grande gru che per anni ha dominato il paesaggio circostante.

La realizzazione del progetto è stata articolata in tre fasi:

-la nuova accessibilità che ha previsto la realizzazione di un impianto meccanizzato di risalita per garantire la piena fruizione del castello;

-le opere di restauro e consolidamento delle murature, eseguite attraverso varie tecniche, quali iniezioni di malte consolidanti e integrazioni delle sconnessure. L’integrazione delle malte antiche, attraverso l’utilizzo di materiali appositamente miscelati per l’intervento, al fine di essere il più possibile compatibili con le malte presenti, pur mantenendone la distinzione (sono state campionate ed utilizzate sei diverse tipologie di legante). Il restauro della pavimentazione della corte, al piano terra, è stato eseguito con materiali reversibili e che si integrassero con quelli originali ma al contempo funzionali al drenaggio delle acque e all’accessibilità; così come il percorso di accesso esterno al castello delimitato da una protezione in legno e acciaio.

-le opere funzionali al riuso degli spazi come la realizzazione di nuove coperture, anche con la funzione di fornire un nuovo legame tra alcune parti delle strutture, realizzate in legno lamellare, acciaio e vetro, progettate con le più avanzate tecniche, hanno permesso di ottenere nuovi spazi destinati alle funzioni amministrative del Comune. Le pavimentazioni in tavolato ligneo si sono sposate con l’intento di reversibilità dell’intero progetto. Infine l’impianto di illuminazione esterno è stato studiato per mettere in risalto la struttura e amplificarne l’impatto sulla Val di Vara.

A seguito degli scavi sono stati acquisiti importanti elementi per la definizione delle fasi di uso del castello: sono state portate in luce di due grandi cisterne e, nella torre Sud, i resti delle sue più antiche fasi di vita. Questi ritrovamenti, come spesso avviene quando si opera su monumenti antichi, hanno determinato parziali variazioni del progetto esecutivo, anche per valorizzare le nuove scoperte. Posta a sbalzo sopra la cisterna seicentesca è stata realizzata una scala a chiocciola che permette, oltre all’accesso al secondo piano del castello, anche una veduta d’insieme sulle nuove acquisizioni mentre gli scavi della Torre Sud, al piano terra, sono stati lasciati a vista nei locali che ospiteranno il Centro culturale e museale degli “antichi liguri”.

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